Zumaglia e la storia

Breve storia del nostro bel paese nei secoli

ZUMAGLIA E LA STORIA

News Inserita Il 10/08/2014 da Giulio Zanone

Zumaglia

La prima citazione di Zumaglia è del 1150 con il nome di Gemalia. Nel 1243 la località è invece indicata con il nome di Zemalie, trasformato successivamente in Sumaija, e riguarda la decima dovuta alla chiesa di Santo Stefano di Biella; la consistenza della popolazione che risulta a quella data è molto esigua.

 

La storia

Tra il X e l’XI secolo Zumaglia era compresa nelle donazioni imperiali a favore della chiesa di Vercelli. Il primo documento in cui viene citata riguarda la decima dovuta alla chiesa di Santo Stefano di Biella.

Il 22 aprile 1243 la località fu venduta al comune di Vercelli. Resta documentata la presa di possesso “de loco Rochi et Zemalie”, ma si trattò di una breve parentesi, perché di lì a poco la signoria tornò di nuovo tra le mani del vescovo Martino Avogadro che, fuggito due anni dopo da Vercelli per la guerra civile tra guelfi e ghibellini, entrò in possesso di Zumaglia, di Ronco e di Andorno.

Nel 1291 un grave fatto di sangue contrappose gli abitanti di Zumaglia e Ronco a quelli di Vigliano. Non si trattava probabilmente di una semplice faida di campanili, ma di un tentativo di destabilizzare gli equilibri politici a favore degli Avogadro.

Alla morte del vescovo Uberto Avogadro di Valdengo (1328), fu nominato vescovo Lombardo della Torre, membro di una potente famiglia guelfa milanese. Un primo embrione del castello venne edificato in quel periodo. Alla morte del vescovo gli Avogadro di Valdengo espugnarono il castello di Zumaglia e misero in fuga il governatore del luogo (1343). Pochi anni dopo, nel 1348, iniziò l’episcopato di Giovanni Fieschi: la rocca di Zumaglia venne ulteriormente rafforzata e divenne, insieme a Masserano, uno dei cardini del sistema difensivo episcopale.

Nel 1377, dopo la sommossa popolare di Biella contro il vescovo Fieschi, anche la rocca di Zumaglia venne occupata e consegnata al conte Amedeo VI di Savoia.

Tra il 1383 e il 1434 l’incarico di castellano fu affidato prima a Besso Taglianti, poi a Giovanni de Arlie di Donnaz, quindi a Franceschino Gottofredo. Tuttavia i notevoli costi di conduzione del feudo non consentirono ai castellani di rientrare delle spese; nel 1416 la località venne declassata da dominio diretto in feudo e fu concessa ai creditori, gli eredi di Franceschino Gottofredo.

Nel 1528 le ristrettezze economiche del casato di Gottofredo portarono a varie cessioni di porzioni feudali a Filiberto Ferrero-Fieschi, nipote di Giovanni Fieschi; nel volgere di pochi anni l’intero feudo venne quindi nelle sue mani.

Intorno alla metà degli anni Cinquanta del secolo, Filiberto Ferrero-Fieschi divenne famoso per le oscure manovre politiche e le nefandezze ai danni degli abitanti del luogo.

Nel 1572 la proprietà di un terzo del feudo fu venduta alla famiglia Rebuffa per 400 scudi, mentre nel 1620 la restante parte venne infeudata alla famiglia d’Albier.

In più riprese tra il 1672 e il 1736 il senatore Guglielmo Leone e poi il figlio Giuseppe Maria acquistarono tutto il feudo riuscendo a ottenere il titolo di conti. Nel 1757 il feudo e il titolo passarono a Francesco Felice Pillotti, al cui casato restarono fino all’abolizione dei privilegi feudali.

 

Gli edifici

Bric di Zumaglia (Castello).

I primi dati certi sul Bric risalgono al 1291; si ipotizza però la presenza di un edificio ancora più antico, non documentata. La costruzione viene fatta risalire al 1329 circa ad opera del vescovo di Vercelli, Lombardo della Torre. Nel 1556 il castello venne bombardato e completamente distrutto dai francesi. L’edifico attuale, che sorge sui ruderi di quello antico, venne costruito nel 1937 dal conte Vittorio Buratti, ultimo proprietario del Bric, con fattezze medievali. Dal 1989 è di proprietà della Comunità Montana Bassa Valle Cervo e viene utilizzato per mostre e manifestazioni culturali.

Chiesa parrocchiale.

Dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano. Sorta come oratorio frazionale, fu elevata a parrocchia nel 1596; fu consacrata, insieme al cimitero, il 20 aprile 1597 dal vescovo d’Ivrea. Venne edificata sui resti dell’antico oratorio verso la fine del secolo XVI. Nel 1635 si diede inizio alla ricostruzione della chiesa, a una sola navata e con sei cappelle laterali; i lavori continuarono fino al 1713, quando iniziò la fabbrica del campanile, e ulteriormente fino al 1774, quando venne ultimata la facciata. All’interno un pulpito in noce della seconda metà del XVII secolo, opera di legnamari locali, il credenzone della sacrestia, scolpito dal maestro Simone Zumaglini di Zumaglia nel 1700, ostensori e reliquari d’argento e di legno, alcuni pianeti paramentali in broccato d’argento e oro della metà del secolo XVIII; pregevole la balaustra del presbiterio, in marmi policromi, della seconda metà del secolo XVIII, acquistata nel 1809 dalla chiesa di un convento di Vercelli soppresso durante la dominazione napoleonica.

Villa Borsetti.

Elegante residenza di carattere signorile della seconda metà dell’800, a tre piani fuori terra. Le due facciate principali sono trattate ad affresco, con suddivisione in riquadri e decorazioni di gusto “Impero”. Una torretta belvedere si innalza dal tetto, in posizione centrale. Fasce in mattoni a vista a “denti di sega” coronano i volumi della villa e del belvedere. Un loggiato aperto, con copertura in legno sorretta da colonnine binate, affianca l’edificio, circondato da un ampio giardino. Attualmente è di proprietà privata. Le dipendenze, poco distanti, mostrano modifiche più recenti, con formelle ceramiche decorate con motivi floreali; sono identificabili in un edificio composto da più corpi di fabbrica costruiti in epoche diverse, dove spiccano due corpi a torre dei quali il maggiore è coronato da un belvedere. All’interno di una costruzione più recente gli orizzontamenti sono in voltini di mattoni poggianti su putrelle metalliche.

Villa Bona.

Eretta nel 1885 da Luigi Bona, appartenente a un’antica famiglia di costruttori di Vercelli, fu restaurata nel 1978 con un intervento molto curato e rispettoso dell’etica progettuale originaria. All’inizio del Novecento la costruzione è stata completata con il muro di cinta in pietra, che si sviluppa secondo un perimetro triangolare. Al 1910-1920 risalgono l’edificio minore, la facciata affrescata a trompe-l’oeil e le decorazioni dei soffitti nei vari ambienti, eseguite da Oreste Del Piano, pittore torinese. L’architettura è tipica della fine dell’Ottocento e si ispira a modelli palladiani, interpretando il tema della villa rinascimentale con la caratterizzazione della torretta.

 

 

 

Tratto da: Consiglio Regionale del Piemonte, Comuni della provincia di Biella. Torino, 2005.

 

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